Compravendita immobiliare in bitcoin, l’atto notarile della prima casa acquistata in Italia

Una compravendita immobiliare in bitcoin, con tanto di atto notarile in piena regola. Quello che fino a poco tempo fa, almeno in Italia, sembrava fantascienza è già realtà. Anzi, storia. Perché a Torino, lo scorso gennaio, una giovane cinese ha acquistato un immobile in centro pagandolo in criptovaluta.

Un caso unico nel nostro Paese che però potrebbe fare scuola. Anche perché, all’estero, i passaggi di proprietà di immobili con pagamenti in criptovaluta sono già stati sperimentati. A dicembre del 2017, ad esempio, due sviluppatori inglesi avevano venduto due case per l’equivalente in Bitcoin di 945.000 sterline (822.318,00 euro).

L’atto notarile in bitcoin

Questa compravendita, per molti versi, è da definirsi rivoluzionaria. Eppure, la procedura non sembra discostarsi molto da quella “classica”.

L’atto notarile, infatti, è stato registrato dal notaio torinese Remo Morone, che ha raccontato a idealista news come si è svolta la compravendita in ogni sua fase, soffermandosi anche sugli aspetti più strettamente tecnici e sui possibili scenari futuribili per operazioni di questo genere.

Come e da chi è stato contattato?

Mi ha telefonato qualche tempo prima dell’atto un’amica avvocato con la quale avevo parlato da poco della mia curiosità in materia di criptovaluta. Lei era stata a sua volta contattata dalle parti che avevano avuto difficoltà ed erano in dubbio sulla percorribilità di una strada così innovativa.

Come si è svolta la compravendita?

Dal punto di vista concreto, si è realizzata presso il mio studio, alla presenza di venditore e compratrice, quasi come tutte le altre “normali” compravendite immobiliari.

Cosa cambia rispetto alla procedura “normale”, con una transazione in moneta “reale”?

Si sono dovuti affrontare alcuni temi per certi versi “inesplorati” come:

– impostare correttamente l’atto: non è chiaro infatti se sia una vendita verso una valuta in un certo qual modo “estera” oppure uno scambio di un immobile verso un bene; la tassazione nei due casi è anche diversa

– definire come possa essere correttamente e legalmente “tracciata” la transazione, con l’indicazione dell’hash delle chiavi pubbliche dei compratori, della TxId e del blocco sulla blockchain in cui è stata inclusa

– chiarire che l’uso della criptovaluta non costituisce violazione del divieto di transazioni “in contanti” oltre un certo valore

– verificare l’eventuale opportunità della segnalazione antiriciclaggio di operazione sospetta

– definire infine, ed è stata la cosa più interessante, come possa essere garantita l’effettiva disponibilità dell’importo al venditore e la sicurezza del pagamento usando la blockchain.

Quali scenari e che prospettive possono aprirsi in riferimento a questo tema?

Per le criptovalute immagino diversi scenari possibili: potrebbe trattarsi di una bolla dei tulipani, come nell’Olanda del Seicento, o potrebbero essere il bene rifugio della generazione dei millennials. Infine, potrebbero imporsi come valute universalmente accettate con l’importante redistribuzione di ricchezza che ne consegue. In quest’ultimo caso non mi è chiaro se il bitcoin sarà l’unica misura di valore oppure ci sarà una concorrenza di diverse valute, come è oggi per le valute tradizionali.

E per quanto riguarda il mercato immobiliare?

Per le transazioni immobiliari credo si tratti di una situazione non certo destinata ad esplodere, almeno in Italia. Ad oggi, salvo casi particolari, è molto più comodo convertire la criptovaluta in valuta tradizionale e procedere poi ad una normale compravendita. Altrettanto direi per l’uso dei token per l’evoluzione delle transazioni immobiliari: si tratta per il momento di un’ottima soluzione ad un problema che non c’è, di nuovo, almeno in Italia, dove i pubblici registri sono in linea di principio efficienti e trasparenti, anche se centralizzati.

Sa se si sono registrati altri casi di compravendite immobiliari con bitcoin, in Italia, dopo quello che l’ha riguardata?

Sono stato contattato da molti colleghi. In verità, però, le circostanze che rendono opportuno stipulare direttamente in criptovaluta sono, per il momento, come dicevo, piuttosto eccezionali. Credo potrebbe esserci magari qualche spazio nel diritto societario, con il conferimento in società, che potrebbe risultare conveniente per varie ragioni, anche fiscali. Ma la normativa, allo stato attuale, è ancora poco chiara.

In Italia siamo più avanti o più indietro rispetto agli altri Paesi in tema di compravendite in bitcoin?

Decisamente più indietro. Siamo un paese tradizionale che, paradossalmente, sotto questo profilo, rischia di rimanere schiacciato tra le economie in via di sviluppo e le nazioni culturalmente tecnofile e avanzate, le prime che potrebbero abbracciare le nuove tecnologie per fuggire alla corruzione e soprattutto all’inflazione.

Quali sono le nazioni più “avanzata” sotto questo profilo?

Molti paesi sviluppati già oggi hanno compreso e mettono in pratica le opportunità della nuova tecnologia. Basti pensare alla Svizzera, dove si possono serenamente comprare in bitcoin i biglietti del treno e, addirittura, le macchinette in stazione possono servire come bancomat di criptovaluta.

 

Fonte: Idealista.it

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